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PLAYER OF THE WEEK... Austin Nichols

L'ULTIMA GIORNATA DEL CAMPIONATO FRANCESE

AUSTIN NICHOLS – guardia/ala, 1982, 198 cm (Hyeres-Toulon)

Grande stagione per lo Hyeres-Toulon, giovane club fondato nel 1990 ed in PRO A solo a partire dal 2001. Merito del lavoro svolto da Alain Weisz, ex coach della nazionale approdato nella scorsa estate in Costa Azzurra, al termine di una positiva esperienza nel basket femminile. Con lui in panchina, squadra e tifosi stanno togliendosi notevoli soddisfazioni.

Se lo scorso campionato si era chiuso con la tanto agognata salvezza, quello in corso ha portato in dote nientemeno che i playoff, già agguantati malgrado la regular season non sia ancora conclusa, oltre ad un’esaltante avventura in Semaine des As, terminata in semifinale con una sconfitta risicata (72-71, tripla decisiva di Jimmal Ball a 3” dalla fine) contro l’altrettanto sorprendente Vichy, al termine di una partita condotta per larghi tratti. Non c’è più Sean Colson, per anni protagonista nella nostra LegaDue, vittima di un brutto infortunio che lo ha messo fuori causa per il resto della stagione. Ma in vista dell’ormai imminente postseason, lo Hyeres-Toulon resta un brutto cliente da affrontare, almeno sino a quando il suo fromboliere, Austin Nichols, continua implacabile a stracciare le retine di Francia.

Nome tuttora poco noto ai più, Nichols si sta affermando nel campionato transalpino, dopo aver fatto il bello e cattivo tempo nei suoi quattro anni universitari. Scarsa visibilità per lui, rimasto nella natia California ma solo in un college di Division II, Humboldt State, con sede ad Arcata, piccolo centro a sua volta situato nella parte nordoccidentale dello Stato. Entrato di prepotenza nella storia dei Lumberjacks di cui è diventato miglior realizzatore ogni epoca, non è però riuscito, come prevedibile considerato il modesto livello della competizione, a convincere alcuna franchigia NBA a puntare su di lui dopo l’anno da senior, in occasione del draft 2004, per quanto in varie circostanze fosse stata segnalata la presenza di osservatori giunti per visionarlo più da vicino.

Prova quindi a fare il suo ingresso nel dorato mondo NBA passando dalla porta di servizio: nella NBDL lo selezionano al secondo giro (#10 assoluto del draft 2004) gli Huntsville Flight, franchigia satellite non più esistente dei Phoenix Suns, con cui in estate aveva sostenuto dei workouts. Tra Huntsville e Florida Flame nella lega di sviluppo gioca un paio di anni, ma il sogno NBA non si materializza e a quel punto non ha più senso restare in attesa di una chiamata che non arriva, mentre in Europa potrebbe guadagnare di più e soprattutto migliorarsi, misurandosi con una pallacanestro di ben altra intensità rispetto a quella di qualsiasi minor league americana (da segnalare anche un’esperienza ad Oakland, sua città natale, in IBL).

Gli arriva a stagione avanzata (2005-2006) una proposta dalla Francia, lo vuole il piccolo Hyeres-Toulon, squadra di bassa classifica e modeste ambizioni. Fa appena in tempo a disputare le ultime cinque partite di regular season: esordio col botto, 20 punti e vittoria sul difficile campo di Le Mans, poi quattro sconfitte filate che fanno relativamente male, perché l’obiettivo salvezza viene centrato. Nella sua breve fermata lascia una buona impressione, non solo per i 20.2 punti di media, ma anche, se non soprattutto, per la futuribilità ed il costo abbordabile. Così, rifirmarlo non è un’impresa e nella stagione 2006-2007 torna a vestire i colori gialloblu, giocando tutte le 34 partite stagionali.

Ancora una volta lo Hyeres-Toulon si salva con qualche affanno, lui però, affiancato da vari terminali quali Derrick Obasohan, T.J. Thompson e Brian Brown, non riesce a mettere insieme cifre particolarmente impressionanti, fermandosi ad 11 punti di media (46% da 2, 38% da 3, 84% ai liberi). Col senno di poi, una grossa fortuna per il club, non in grado di trattenere i suoi giocatori di punta, tutti ceduti. Nichols non riceve chissà quali offerte e così può restare, trasformandosi in autentico punto di forza del bel congegno costruito dal nuovo coach Alain Weisz. Numeri alla mano, è la stagione della consacrazione, perché negli ottimi risultati ottenuti dalla squadra, il californiano ha lasciato un segno forte e chiaro: 15 punti per gara con eccellenti percentuali al tiro (50% da 2, 46% da 3, 88% dalla lunetta), grazie anche ad un finale di campionato a dir poco sontuoso, in cui pare quasi abbia tirato non in un canestro ma in una piscina.

Sempre in doppia cifra nelle ultime otto uscite, con un picco di 42 punti contro Paris-Levallois – in mezzo i 26 contro Strasbourg, i 23 rifilati al Gravelines ed i 27 segnati contro Orleans – ed un’autentica grandinata dall’arco come attesta il clamoroso 29/39 totalizzato (spiccano il 7/9 contro Paris-Levallois, il 6/6 contro Strasbourg, il 5/6 contro Orleans ed il 3/3 contro Nancy). Numeri da urlo che i fans sperano possa continuare a produrre durante i playoff, autentica ciliegina sulla torta di una stagione che non dimenticheranno. In tutta probabilità, l’ultima in cui potranno godersi da vicino le prodezze del loro idolo, destinato a recitare nei mesi estivi la parte di uomo-mercato.

Giocatore dalla spiccate attitudini realizzative, dopo anni in cui ha collezionato grandi cifre in leghe e contesti non particolarmente indicativi, ha ormai confermato le sue qualità in fase d’attacco nei due anni e spiccioli trascorsi allo Hyeres-Toulon. Che lo hanno aiutato a completare la transizione da prima opzione offensiva ad elemento in grado di coesistere al fianco di altri finalizzatori. Negli anni ha lavorato molto sul tiro, al punto da essere a tutti gli effetti diventato un autentico specialista, capace, come si diceva, di mettere a segno impressionanti serie di triple.

Più in generale, ha un rilascio rapidissimo, può infatti scoccare la conclusione non appena servito, in un unico movimento, in modo da rendere estremamente difficile l’intervento da parte del difensore ed è per questo una minaccia costante sugli scarichi. Ma non ha attitudini puramente perimetrali. Ha fiuto per il canestro e come tale, dispone di un affidabile uno contro uno, che può chiudere arrivando sino al ferro, grazie anche a buoni mezzi atletici. Può inoltre segnare in controtempo o disorientando il difensore con una o più finte. Lo si può quindi definire attaccante completo, in possesso di grandi fondamentali. Il resto del suo gioco ha ancora margini di crescita.

In difesa non è terribile ma neppure un mastino, in particolare soffre avversari più piccoli e sguscianti, che possono batterlo in palleggio. Dovrebbe inoltre essere più incisivo a rimbalzo, anche perchè ha fisico e discreta elevazione per il ruolo. Sa passare abbastanza bene ma il pezzo forte del suo repertorio è il gioco senza palla: liberarsi per la ricezione e punire al tiro. Probabilmente pronto per una grande di Francia ma non per un top club di campionati più importanti, in cui però potrebbe rivelarsi giocatore assai interessante nel giusto contesto, magari una piazza piccola che non gli metta troppa pressione, permettendogli così di migliorare ulteriormente e compiere il definitivo salto di qualità.

Pierluigi Iliceto


 

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